Viaggiare all’estero

 

 

Secondo me, non c’è niente di più incoraggiante per la crescita di una persona e per una visione più completa del mondo, che vivere all’estero per un periodo prolungato. L’esperienza ci insegna che noi e le nostre culture non sono il centro dell’universo. Mangiare cibi nuovi, sviluppare nuove abitudini e conoscere nuove persone con diverse priorità, insegna ad ogni viaggiatore ad essere più tollerante e aperto a nuove idee. Esplorare il mondo e vivere al di là delle zone di comfort, ci insegna che il mondo è un posto pieno di contraddizioni. Queste peculiarità non sono necessariamente migliori o peggiori, sono solo diverse. 

 

Viaggiare all’estero è anche un ottimo modo per conoscere meglio noi stessi. Ci insegna ad essere forti e indipendenti e flessibili…e ci cambia quasi sempre in modo impercettibile, aiutando a definirci in una migliore versione di noi stessi, dandoci nuova direzione e scopo.

 

La prima volta che ho vissuto all’estero per conto mio è stata a Firenze durante l’università. Ho vissuto con una famiglia italiana nella periferia della città, nei dintorni di Fiesole. Ero già stata in Cile e in Giappone con la mia famiglia, ma questa era la prima volta che mi trovavo da sola in un paese straniero per un soggiorno prolungato.È stata un’avventura dal momento in cui sono atterrata a Bruxelles, dove ho dovuto trovare la x strada per la  stazione ferroviaria dove mi aspettava il treno notturno per l’Italia. 

 

Non dimenticherò mai quando ho visto l’Italia per la prima volta all’alba, con i primi raggi di sole, la mattina seguente. Mi sono affacciata fuori dal finestrino del treno per guardare i campi dorati che scivolavano via. Sono anche rimasta subito sconcertata e incantata dalla cacofonia delle conversazioni italiane che mi hanno avvolto quando mi sono ritrovata in piedi sul binario nella stazione ferroviaria di Santa Maria Novella con la mia pesante valigia in mano. 

 

Adattarmi alla nuova routine e farmi capire in un paese che non funzionava come quello a cui ero abituata è stata una sfida, come quando ho provato la trippa per la prima volta. Ho chiesto alla mia famiglia di avvertirmi prima di servire questa pietanza fiorentina perché non avevo mai intenzioni di mangiarla. Ma ho scoperto che l’ avevo mangiata dopo aver visto i grandi sorrisi sui volti della mia famiglia italiana dopo la cena. È stato solo allora che mi sono resa conto che mi avevano ingannato! Forse e’ stato meglio così! 

 

Ma ben presto mi sono innamorata di un paese che non era il mio. Mi sono innamorata del suo cibo, del ritmo e delle infrastrutture diverse.

 

©studentessamatta

 

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