Incidenti sugli sci

 

 

Ma prima di iniziare, vorrei fare gli auguri a Gerry, il mio collega del podcast in inglese. Infatti, oggi va in onda la sua cinquantesima puntata. Auguri Gerry! A questo proposito vi invito a partecipare ad un concorso. Se vi collegate al programma di podcast di Gerry e scrivete un commento entro il 30 di aprile, potrete partecipare ad un concorso a premi. Infatti, a maggio verranno estratti alcuni commenti lasciati da voi ascoltatori e verranno assegnati dei premi. Come perdere la possibilità di vincere una bottiglia di whisky? O un album di fotografie del fotografo Glyn Davies? Buon divertimento e in bocca al lupo.

 

Lo scorso fine settimana io e la mia famiglia abbiamo deciso di passare tre giorni sulla neve e approfittare del bel tempo di questo inizio di primavera. Siamo andati così a sciare in Italia. Mio figlio più grande sabato mattina ha preso lezioni di sci con un maestro. È tornato felicissimo e ha detto a mio marito: "Papà il maestro ci ha fatto vedere una pista nuova nel bosco, dai vieni che te la faccio vedere." Io sono rimasta con mia figlia a giocare sulla neve e ho lasciato andare gli uomini di casa ad avventurarsi per il bosco. Come al solito ho detto a mio marito di stare attento e di curare nostro figlio.

 

A questa età i bambini non hanno paura di niente e sciano molto velocemente. Così li ho visti salire sulla seggiovia e andare. Dopo circa un'ora, è suonato il mio telefonino. Era mio marito. "Ciao, senti volevo dirti una cosa, non preoccuparti, ma…". "Ma cosa, state bene?" "Si, più o meno, cioè io non tanto." Mi ha così raccontato quello che gli era successo. Nostro figlio lo aveva portato nel bosco, in mezzo agli alberi. Mio figlio, piccolo e veloce ha fatto il percorso senza né frenare né cadere; mio marito, invece, ha iniziato a entrare nel bosco, la strada era stretta e all'improvviso ha visto davanti a lui un albero e BOOM!

 

Contro l'albero. Meno male che aveva il casco e gli occhiali, che gli hanno protetto la testa e gli occhi. Un grosso ramo l' ha colpito sulla fronte. Si è tagliato ed è caduto per terra dal colpo. Si è poi toccato la fronte e ha visto che era piena di sangue. Si è spaventato perché pensava di essersi rotto il casco, e poi ha pensato che era nel bosco e mio figlio era già avanti. Si è così rialzato e mi ha telefonato. Glio ho detto se ce la faceva a raggiungermi e lui mi ha detto di sì. Li ho visti così arrivare: mio figlio davanti che diceva a mio marito. "Stai attento, dai che siamo quasi arrivati", e mio marito dietro di lui. Per fortuna non era niente di grave, ma gli hanno dovuto mettere due piccoli punti sulla fronte. Adesso, ogni volta che escono a fare uno sport, dico a mio figlio: "Mi raccomando stai attento tu al papà."

 

Oggi vorrei parlarvi del sistema sanitario italiano. In Italia ogni cittadino italiano ha il diritto di avere un'assistenza medica pubblica completamente gratuita. Infatti, ognuno di noi, fin dalla nascita, ha un medico che lo segue e lo assiste per ogni problema. Inoltre gli ospedali sono gratuiti o quasi. Alcune medicine, quelle chiamate salva vita, sono gratuite; altre le paghiamo in parte. Il sistema però, purtroppo, non sempre funziona benissimo. Infatti, per alcune operazioni o esami particolari ci sono lunghissime liste d'attesa. Così le persone che se lo possono permettere decidono di andare nelle cliniche private.

 

Alcuni esami sono a pagamento e anche in questo caso non tutti se li possono permettere. Devo dire però, che in linea generale, è un buonissimo sistema che garantisce dei buonissimi ospedali a tutti i cittadini, senza bisogno di pagare un'assicurazione malattia ogni mese. Come tutti i sistemi però ha dei punti deboli. Uno di questi è il pronto soccorso. Devo dire che mi è capitato di andare alcune volte al pronto soccorso in grandi città italiane e l'esperienza è stata quasi sempre deludente.

 

Mi ricordo una volta in particolare, in cui avevo portato la mia mamma che si era fatta male alla caviglia. Erano le nove di sera e il pronto soccorso era pieno. Siamo entrate e siamo andate allo sportello di accettazione. Lì abbiamo trovato un infermiere mezzo sordo che, invece di farci compilare un modulo con i nostri dati e il motivo della nostra presenza in ospedale, ce lo leggeva a voce alta e poi scriveva completamente tutt'altra cosa. "Che lavoro fa?". E la mia mamma a bassa voce: "Sono maestra". E lui urlava: "Lavora in palestra?". "No, lavoro in una scuola, maestra".

 

Lui ci guardava confuso e scriveva sotto la voce professione: palestra in una scuola. Devo dire che io e la mia mamma eravamo divertite, visto che comunque lei non stava molto male, ma m'immagino una persona che sta male oppure uno straniero che non parla bene l'italiano. Comunque poi ci siamo sedute e aspettato con pazienza infinita. Ci sono volute quasi quattro ore prima che visitassero la mia mamma. La cosa più tragica di tutta la faccenda era che l'infermiere dello sportello era quello che decideva chi doveva entrare a seconda della gravità del problema.

 

Giusto, peccato che l'infermiere non capendo quello che gli veniva detto, decideva l'ordine a caso. Non sono mancate scene di nervosismo e gente che si lamentava urlando. Insomma, non del tutto rilassante e tranquillo come dovrebbe essere un pronto soccorso. A voi è mai capitato di andare in un pronto soccorso italiano? Come siete stati trattati? L'avete trovato molto diverso da uno dei vostri?

 

Eccoci arrivati alla rubrica le regioni d'Italia. Oggi parleremo della Puglia. Devo dire che la Puglia è una regione che amo moltissimo. È bellissima e ci sono andata già molte volte. Voi ci siete mai stati? Il mare è verde, il cielo è sempre blu, il mangiare è buonissimo, ma soprattutto la gente è molto ospitale. Per chi ama il mare ci sono delle spiagge fantastiche; per chi ama la natura ci sono dei bellissimi paesaggi; per chi ama la cultura ci sono delle città meravigliose.

 

Oggi parleremo di una in particolare: la città di Alberobello. È una piccola cittadina in provincia di Bari. Questa cittadina è molto particolare perché nel suo centro storico non ci sono case, ma i trulli. I trulli sono delle antiche abitazioni circolari costruite con un tetto a forma di cono. Queste abitazioni risalgono al XVI secolo quando alcuni contadini vennero in questa zona per coltivare i campi. I signori della terra diedero ai contadini il permesso di rimanere e di costruire delle case provvisorie, che in caso di controlli regi, sarebbero potute essere distrutte molto velocemente.

 

In questo modo i signori della terra non dovevano pagare le tasse. La situazione rimase così fino al 1797, quando un gruppo di coraggiosi contadini andò dal re a chiedere il permesso di rimanere su quel terreno in forma legale. Il re accettò e quindi Alberobello divenne legalmente riconosciuto. Se non l'avete mai visto e passate dalla Puglia, vi consiglio di andarlo a vedere. È molto bello.

 

©podclub

 

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